June 26, 2008
Album Review: Frank Carillo and the Bandoleros
"Someday" (Jezebel)
Written by:  By Christine Verzeletti
È andato in tour con Tom Petty, Cheap Trick, J. Geils Band, Bad Company; ha suonato nei dischi di Peter Frampton negli anni ’70 e, a suo tempo, ha anche condiviso una jam con i Led Zeppelin.  Questo per far capire chi è Frank Carillo a quanti rimarranno con espressione da punto interrogativo nel vedere il suo nome sulle pagine di Mescalina.
Le esperienze sopra citate - solo le maggiori di una carriera più che trentennale - costituiscono un notevole curriculum da gregario, ma più che altro un background da piccolo eroe rock’n’roll tornato in pista negli ultimi anni (ultimamente lo abbiamo trovato anche nella band di John Hammond).
Questo disco, come il precedente "Bad out there", segna un riscatto fatto di tiro e calore rock, di una passione intrisa di roots americano e soprattutto di British folk e blues.
Suonato con i Bandoleros e con l’importante aiuto di Augie Meyers, uno che ha già fatto valere la sua mano all’organo con Bob Dylan, Texas Tornados e John Hammond, "Someday" è un lavoro minore, ma di robusta qualità. Tra pezzi chitarrosi nelle cui vene scorrono slanci southern e country, Carillo crea sfumature d’autore, da songwriter in bilico tra gli States e l’Inghilterra grazie anche all’utilizzo di un laud (un mandolino più grosso recuperato dalla Spagna).
Se l’inizio è all’insegna di un rock che pulsa con l’ansia di essere messo per strada e suonato dal vivo, traccia dopo traccia ci si trova a scoprire un’anima ricercata come nello spiritato blues della title-track, in stile Slim Harpo, o in quella ballata soul che è "The way out", fatta crescere in modo splendido dalla voce consumata dell’autore.  Certo, c’è tanto mestiere - e ci mancherebbe che non ci fosse, visto che Carillo è in giro dal 1973 - e a tratti sembra proprio di trovarsi in un disco rock dei Seventies, tra un folk ed un boogie, ma c’è sempre quella dose di anima e di suonato che fanno salire i pezzi al di sopra della media dei tanti mestieranti: così è per "I’ll stay right here" e per "Eastern time", tanto per citarne un paio, quest’ultima caricata di un lieve senso di mistero.  In chiusura anche una traccia voce e chitarra, "Glass heroes" giusto per ribadire che Frank Carillo è uno che sa stare in piedi da solo.  Ma soprattutto per proporre un punto di vista proprio sul mondo del rock e sulla sua fatuità.  Detto da uno che ne ha viste, sentite e vissute tante, c’è da credergli e da affidargli - minimo - qualche ascolto.


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